Un canalone, tre amici e una decisione presa a pochi minuti dalla meta.
Non c’è bisogno che ci sia un incidente perché una giornata in montagna diventi una lezione. A volte è proprio il quasi incidente a permettere di fermarsi, ricostruire quello che è successo e capire quali decisioni abbiano fatto la differenza.
In questo episodio Alessandro racconta un’esperienza vissuta nel marzo 2007 in Valle del Gran San Bernardo, durante una gita verso il Col Serena. All’epoca era all’ultimo anno di università in geologia, praticava snowboard da anni e si stava avvicinando progressivamente alla splitboard. Era in montagna con due amici, uno dei quali considerato più esperto.
A circa venti minuti dalla meta, uno dei compagni propone di affrontare un canalone. Alessandro non se la sente. Non sa con certezza che cosa succederà. Non sostiene di aver “previsto” la valanga. Semplicemente decide di non seguire la proposta.
Circa dieci minuti dopo, il canalone viene interessato da una valanga. Nessuno rimane coinvolto, ma il gruppo si trova immediatamente a fare i conti con ciò che è appena accaduto.
Ed è proprio da questo quasi incidente che nasce una riflessione molto più ampia.
Il coraggio di dire no
Uno degli elementi più importanti del racconto è apparentemente semplice: Alessandro dice no.
La proposta arriva da una persona che considera più esperta di lui. Il gruppo potrebbe facilmente seguire quella decisione. Invece Alessandro esplicita il proprio dubbio e decide di proseguire verso il Col Serena.
Non è una scelta basata sulla certezza. È una scelta basata sull’incertezza. Questa distinzione è fondamentale.
A posteriori sarebbe facile raccontare l’episodio come se Alessandro avesse “capito” che sarebbe arrivata la valanga. Ma nel transcript lui stesso rifiuta questa interpretazione: non era affatto certo che sarebbe successo qualcosa.
La decisione prudente non diventa corretta perché conosceva il futuro.
Diventa interessante perché, davanti a un livello di incertezza che non riusciva a gestire, ha scelto di ridurre la propria esposizione al rischio.
Il manto nevoso non è un ambiente semplice
La conversazione dedica molto spazio alla difficoltà di interpretare l’ambiente innevato.
Il manto nevoso può cambiare rapidamente. Temperatura, quota, vento, sole e accumuli possono produrre condizioni differenti anche all’interno dello stesso ambiente. Nel racconto viene sottolineato quanto sia difficile ottenere una valutazione completamente certa di un pendio o di un canalone.
Questa difficoltà porta a un principio molto concreto:
“All’aumentare della variabilità deve aumentare anche il nostro margine di sicurezza.”
Non significa che ogni situazione debba essere considerata automaticamente pericolosa.
Significa che il margine con cui prendiamo una decisione deve tenere conto anche di quanto siano affidabili le informazioni che abbiamo a disposizione.
Il problema del feedback positivo
Un’altra riflessione importante riguarda il modo in cui impariamo dall’esperienza.
Se affrontiamo un pendio e non succede nulla, possiamo facilmente concludere che abbiamo fatto una buona valutazione.
Ma il risultato “non è successo niente” può essere un feedback molto ingannevole.
Il podcast mette in evidenza proprio questo meccanismo: il fatto di non aver provocato una valanga può essere interpretato come una prova della nostra capacità, quando dovrebbe semplicemente rappresentare la normalità desiderata.
Questo problema non riguarda soltanto la montagna.
È un meccanismo comune in moltissimi contesti decisionali: se una scelta rischiosa produce un buon risultato, siamo tentati di concludere che la scelta fosse corretta.
Ma risultato e qualità della decisione non sono necessariamente la stessa cosa.
L’aurea dell’esperto
Nel caso raccontato, la presenza di una persona considerata più esperta introduce una delle cosiddette trappole euristiche discusse nel podcast: l’aurea dell’esperto.
Il rischio è semplice da capire. Pensiamo:
“È più esperto di me, quindi se lo propone avrà sicuramente ragione.”
Ma l’esperienza non elimina l’incertezza. E soprattutto non dovrebbe eliminare il confronto.
Alessandro riesce a evitare questa trappola perché non rinuncia alla propria valutazione solo per il fatto che un’altra persona abbia maggiore esperienza.
La pressione del gruppo
C’è poi una seconda dinamica.
Non sempre seguiamo il gruppo perché siamo convinti.
A volte lo seguiamo perché non vogliamo essere quelli che dissentono.
Non vogliamo sembrare inesperti. Non vogliamo rallentare gli altri. Non vogliamo essere esclusi dalla prossima uscita.
Nel racconto Alessandro esplicita proprio questo punto: non ha avuto paura di dire no, anche accettando la possibilità che il compagno potesse non voler più andare in montagna con lui.
È un passaggio particolarmente importante perché sposta la discussione dalla neve alla psicologia del gruppo.
La sicurezza non dipende soltanto dalla conoscenza tecnica. Dipende anche dalla qualità della comunicazione.
Un buon gruppo non è un gruppo sempre d’accordo
Un’altra idea forte emersa dalla conversazione riguarda il significato del confronto.
Un gruppo efficace non dovrebbe avere come obiettivo quello di eliminare le opinioni diverse.
Al contrario, dovrebbe creare le condizioni perché le opinioni diverse possano essere espresse. Il contrasto può essere alla base di una scelta ragionata.
Il punto non è quindi avere sempre una persona che decide per tutti. Il punto è creare un processo nel quale tutti possano contribuire alla valutazione.
E quando rimane un disaccordo significativo, soprattutto in presenza di elevata incertezza, la scelta più conservativa può diventare quella da privilegiare.
I limiti dei test di stabilità
Il racconto porta anche a parlare dei test di stabilità del manto nevoso.
Viene citato il blocco, o cuneo, di slittamento e viene spiegato che si tratta di un test particolarmente impegnativo in termini di tempo. Sono inoltre discussi test più rapidi sviluppati nel corso degli anni.
Ma il problema centrale resta. Un test è locale. Può fornire informazioni sul punto in cui viene effettuato, ma non può trasformarsi automaticamente in una garanzia sull’intero pendio. Un canalone può presentare differenze legate all’esposizione, al vento, agli accumuli e al riscaldamento solare.
Per questo la conversazione torna ancora una volta al tema dell’incertezza. Non esiste un singolo dato capace di rendere completamente prevedibile un ambiente che per sua natura è discontinuo e variabile.
Anche la sicurezza tecnica conta
Il quasi incidente permette inoltre di mettere in evidenza un errore concreto: il gruppo non disponeva di una dotazione completa.
Erano presenti due ARVA per tre persone. Sergio non era ancora completamente equipaggiato e, dopo l’episodio, acquistò immediatamente il proprio dispositivo.
La discussione ribadisce quindi l’importanza della dotazione completa: ARVA, pala e sonda.
L’ARVA può aiutare nella ricerca, ma individuare una persona non significa automaticamente riuscire a disseppellirla. La pala e la sonda sono quindi parte integrante della dotazione di sicurezza discussa nell’episodio.
La lezione più importante
Forse il punto più interessante di questo episodio è che non racconta soltanto un errore, racconta anche una scelta che ha funzionato.
Le trappole euristiche che il podcast ha spesso analizzato in altri incidenti, questa volta non hanno prevalso: Alessandro non ha seguito automaticamente l’esperto e non ha sacrificato la propria valutazione per conformarsi al gruppo.
Questo trasforma il near miss in qualcosa di particolarmente utile. Non possiamo controllare tutte le variabili. Non possiamo sapere con certezza che cosa farà un pendio. Non possiamo eliminare completamente l’errore. Possiamo però costruire processi decisionali nei quali sia possibile fermarsi, dissentire e scegliere un margine di sicurezza maggiore.
E questa è una lezione che va ben oltre la montagna.
Takeaways
Dire no può essere una decisione di sicurezza.
L’esperienza non elimina l’incertezza.
Un buon gruppo deve permettere il dissenso.
L’assenza di un incidente non dimostra automaticamente che una scelta fosse corretta.
Quando aumenta l’incertezza, può essere necessario aumentare il margine di sicurezza.
La dotazione di sicurezza deve essere completa.
I test locali non possono garantire da soli la sicurezza dell’intero pendio.
I fattori umani possono essere importanti quanto le competenze tecniche.Introduzione

